lalois: nino mukou e (nino mukou e)
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Ed eccomi di nuovo qui (con salute ballerina, ma stiamo migliorando si spera…)
Ho l'impressione di mancare da qui da miliardi di secoli… in effetti scrivo ancora, ma indubbiamente lo faccio perlopiù in lingua inglese, non perché sia più comodo ma perché diventa accessibile a più persone.
La storia che inizio a postare ora, però, che ho amato molto scrivere e che spero vi piaccia altrettanto, nasce in italiano perché penso renda bene proprio in questa lingua, vista la sua ambientazione storica.
Si tratta di una fanfic il cui prompt l'avevo abbozzato nell'ormai lontan(issim)o 2013 addirittura, e quasi subito accantonato; non ero stata in grado di portarne avanti la stesura perché pur cercando a lungo, non avevo trovato fonti per documentarmi sull'epoca degli anni '20 di cui intendevo scrivere. Poi finalmente lo scorso anno si sono susseguite una serie di condizioni, ho potuto studiare l'ambientazione della fanfiction, e mi sono messa di buona lena a scriverla. Inoltre, prima di iniziare a postarla ho aspettato di concluderla; si tratterà di una decina di capitoli circa, di lunghezza variabile.

E' la prima volta che scrivo "diffusamente" di MatsuJun ma poiché è proprio dalla sua figura che in buona sostanza nasce la fic, in questa storia è un personaggio fondamentale e devo dire che con lui mi sono proprio divertita :p (spero non risulti troppo OC, di contro... commenti e impressioni sono ovviamente sempre bene accetti ^^).

Infine, come dicevo sopra l'ho scritta in italiano perché ho cercato di mantenere l'atmosfera anche per tramite di un linguaggio vagamente "anticato", cosa che in inglese non sono capace di fare, un po' perché in inglese non esiste il "Voi" o il "Lei", bensì lo si deve dedurre dal contesto, e un po' perché decisamente non so scrivere in inglese antico (manco in italiano antico se è per quello...).
Un lungo papiro come al solito... ma ci tenevo a fare una piccola cornicetta introduttiva attorno a una fanfiction che ha avuto una gestazione veramente lunghissima, ma sono contenta possa ora vedere la luce e ancora più contenta di condividerla ^^

Ultima nota: i personaggi principali sono tre, Ryo, MatsuJun e Ohkura. Con l'eccezione del primo capitolo, la storia è narrata in prima persona da ciascuno dei tre a rotazione. Di contorno inoltre appariranno anche gli altri membri degli Arashi e dei Kanjani, più qualche altro Johnny's sparso, e vari pairing correlati. Spero apprezziate :)

Titolo: Tokyo Taisho, 1919
Fandom
: Kanjani8, Arashi, vari
Pairing: RyOhkura + varie
Genere: AU storico, romantico, drammatico, ust, angst, smut
Rating: da PG a NC-17
Scritta: dicembre 2013 - gennaio 2019
Parole: 1317 (capitolo 1)
Note: sulla genesi della fic spiego più lungamente nel post. Con l'eccezione del primo capitolo è scritto tutto in prima persona con punto di vista variabile di capitolo in capitolo.
Ambientata nel periodo Taisho ("Periodo di grande giustizia") , ovvero negli anni '20 giapponesi, tra il 1912 e il 1926; in particolare la storia si svolge perlopiù nell'anno 1919 (8° anno dell'era Taisho) proprio per motivi di coerenza storica nell'ambito di temi lavorativi accennati nella fic.
Disclaimer: non sono miei, ma si appartengono.

**

Durante il viaggio in treno, con la lettera di Jun tra le mani, Ryo ripensò alla sua infanzia trascorsa nella cosiddetta nuova capitale.
Era natio di Osaka, da genitori trasferitisi a Tokyo in cerca di fortuna: con l'apertura dei contatti all'Occidente, la rivoluzione e il fermento industriale erano oramai una realtà innegabile, e tuttavia più tangibile a Tokyo che altrove.

Lì Ryo aveva frequentato le scuole, lì Jun Matsumoto era diventato il suo migliore amico alle elementari prima, alle scuole medie e al liceo poi. Timido ma caparbio lui, spigliato e curioso l'altro, erano diversi come più non potevano essere, e insieme avevano appreso di come il mondo stesse cambiando a una velocità impressionante, proprio di fronte ai loro occhi.

Ryo alzò gli occhi dalla scrittura elegante di Jun e guardò fuori dal finestrino, mentre il paesaggio dei campi di riso che sfumavano sul profilo del monte Fuji scorreva quasi indistinto, oltre la cortina dei suoi ricordi.
Da quando aveva testardamente voluto ritornare a casa, a Osaka, per espandere lì la fortunata attività tessile avviata dal padre, lui e Jun non si erano più rivisti.
Si erano scambiati gli indirizzi, si erano ripromessi di non perdere i contatti, in un modo o nell'altro.
Nantonaku, come si soleva dire.

Ma come sovente accade nella vita, gli affari e la frenesia della quotidianità avevano fatto sbiadire il tempo dedicato all'amicizia; almeno fino a quella lettera del tutto inattesa, di alcuni mesi prima, in cui l'amico d'infanzia gli scriveva per invitarlo in città e ospitarlo nel suo locale. La recente necessità di doversi spostare per seguire degli affari che richiedevano la sua stretta presenza a Tokyo avevano fatto il resto.

Ryo sorrise tra sé.
Chissà se ritrovare l'amico dopo così tanti anni sarebbe stato tanto naturale quanto semplice. Non era mai stato bravo ad esprimere le sensazioni che aveva dentro, ma forse Jun, da quel fedele amico che era stato, non ci avrebbe dato troppo peso.
Dalla grafia di Jun trasparivano orgoglio e una certa residua modestia nel raccontare della sua attività, benché Ryo non capisse esattamente a cosa si riferisse quando lo definiva come "un posto alternativo che sta facendo furore."

La lettera si concludeva con Jun che scriveva che era certo gli sarebbe piaciuto, e che non vedeva l'ora di presentargli i suoi collaboratori.
Quindi aveva iniziato a fare fortuna anche lui, rifletté Ryo.
Non che avesse mai avuto dei dubbi. Jun era un uomo bello, acuto e intelligente. Uno che di sicuro aveva un intuito per gli affari molto migliore del suo, anche se per i casi strani della vita lui conduceva già da diversi anni una vita benestante, benché certo di non aver faticato ancora abbastanza per meritarselo.

Il treno rallentò la sua corsa sino ad arrestarsi nei binari della stazione, e Ryo si accinse ad uscire.
Si guardò intorno frastornato, e il suo smarrimento crebbe una volta uscito dalla stazione di Shimbashi: dov'era andata la Tokyo Central Station che lui ricordava quando aveva lasciato la Capitale?
Di fronte ai suoi occhi aveva ora invece un edificio di mattoni dipinto di un rosso accecante e adornato da guglie esotiche, forse di matrice occidentale anch'esse.

Avviandosi lungo il viale con le sopracciglia aggrottate, Ryo si persuase che c’era qualcosa che non andava: non era più così sicuro di trovarsi a Shimbashi, per quanto fosse parimenti certo che la frenesia della miriade di persone che uscivano dalla stazione non potesse esistere in nessun altro luogo al mondo, se non a Tokyo.

"C'era da aspettarselo, da te," disse all’improvviso una voce alle sue spalle, con un sospiro tale da farlo voltare di scatto.
Jun lo fissava divertito.
"Non si può nemmeno tentare di farti il favore di venirti a prendere ai binari che tu, eh no, tu ti sei già messo in cammino per conto tuo!"
Ryo ghignò imbarazzato.

Jun era un giovane adulto vestito alla moda Taisho, ora, ma al tempo stesso identico a come lui lo aveva lasciato, dal sorriso affascinante e dai gesti affabili, che cercava di frenare l'impazienza dei convenevoli per dargli il benvenuto a modo suo, con la sua tipica ironia.
Ryo tese la mano, alla maniera occidentale, e Jun strinse gli occhi prima di ricambiare il gesto.

Noto che sei rimasto istruito,” gli rispose.
“Non volevo fare brutta figura proprio con te
,” gli sorrise Ryo, “anche se a dire la verità non ero nemmeno così sicuro che sarei giunto nel tuo locale senza intoppi o ritardi. Questo posto non sembra affatto Shimbashi, non capisco dove siamo...”
"La vecchia stazione di Shimbashi a Shiodome è stata chiusa cinque anni fa, ora tutti i treni arrivano qui a Marunouchi, vicino al Palazzo Imperiale. Là sono rimasti gli scarichi delle merci, comunque, e di tanto in tanto per conto mio bazzico anche da quelle parti.”

"Immagino dunque che questa non sia l'unica zona di Tokyo ad essere radicalmente cambiata,
" osservò Ryo guardandosi attorno.
"Tokyo sta correndo," gli confermò Jun, "ma spero che avremo il tempo per parlarne, amico mio, se mi lascerai qualche momento libero dai tuoi impegni di lavoro; ora è venuto il momento di farti depositare i bagagli e offrirti un po' di riposo dopo il lungo viaggio."

"Non sono stanco
," protestò Ryo, “il mio albergo può aspettare.”
“Quale albergo?”

“Ho fatto riservare una stanza al Teikoku Hotel, vicino al Palazzo Imperiale."
“Intendi l’Imperial? Perfetto, considerala pure disdettata da adesso
,” mormorò Jun, annuendo distrattamente.

“In che senso?”
“Nel senso che sarai mio ospite, credevo fosse chiaro dalla mia lettera. Non ho altrettanto lusso da offrirti ma la mia camera degli ospiti sarà interamente tua per tutto il tempo che ti intratterrai qui a Tokyo.”

“Ma-”
“Non preoccuparti per l’albergo, il Barone è un mio buon cliente, e converrà con me che l’ospitalità a un amico è la prima regola a cui non si deve mancare di rispetto.”
“Il Barone… proprietario?”
indagò Ryo, inarcando un sopracciglio.
“Certamente.”

“Sicuro che vada bene? Non ho intenzione di esserti di disturbo.”
“Il disturbo non esiste. Sei mio ospite, Ryo. Almeno questo, consentimelo.”

Ryo si aprì in un sorriso, e scosse la testa debolmente.
E va bene… Ti sono grato, amico mio.”
“Bene, allora ora fila dritto a riposarti,
” gli disse Jun con una pacca sulla spalla.

"No, questo no. Non ho fatto altro che rimanere seduto per tutto questo tempo. Se me lo permetti, vorrei riprendere un po' di confidenza con questi luoghi, prima di riposare. Vorrei vedere Tokyo, davvero."

"Allora ti accompagno
," disse Jun.
"Ma non serve, davvero!"
"Sì che serve. Serve a me."
"Ma io non-"
"Ryo, non si discute,
" tagliò corto Jun, "dammi solo il tempo di avvisare le ragazze non appena arriviamo al mio locale."

Ryo sbatté le palpebre.
"Quali ragazze?"
"Le mie ragazze,
" rispose Jun con un sorriso sornione.

Ryo arrossì. Certo, Jun era un uomo cortese e di bell'aspetto, ma non sapeva ora che pensare di quella sua citazione sulle ragazze al plurale.
Non era sicuro di voler indagare sulla questione dell’amico adesso, dopo essersi appena ritrovati dopo una lunga separazione, e tuttavia Jun lo fissava dritto negli occhi.

"Sei curioso, non è vero?"
"Non sono curioso. Solo... ehm, non lo so... sono stupito, credo
," disse Ryo, annuendo quasi tra sé.

"Stai morendo di curiosità," ridacchiò Jun, "e fai benissimo, perché anch'io non vedo l'ora di fartele conoscere."
"Non è necessario
," bofonchiò Ryo, ma accortosi della possibile scortesia soggiunse subito: "o meglio, sarei felicissimo di conoscerle, ma solo se pensi che, ehm, non sia un problema per te... voglio dire..."

Jun ridacchiò.
"Sei rimasto lo stesso timido e adorabile ragazzo che eri."

Gli si avvicinò con il viso, sussurrando parole che scandì lentamente: "ti prometto che la mia Tokyo ti divertirà. Ne sono assolutamente certo."

Ryo non osò controbattere, e si limitò ad annuire con un sorriso vagamente nervoso.
Perché se c’era una cosa che ricordava fin troppo bene, era che Jun aveva sempre avuto ragione, praticamente su ogni cosa.

*

Dimenticavo le note... sorry ^^''
1. Tokyo Station e Shimbashi: il primo collegamento ferroviario con la città di Tokyo avvenne nella stazione di Shimbashi nella zona di Shiodome. Lì arrivavano in special modo treni a lunga percorrenza, che poi appunto sono stati tutti dirottati alla Tokyo Central Station (l'unica che ancora oggi, assieme a Shinagawa, a sud, è fermata degli shinkansen). Tokyo Station si trova nel cuore della Capitale, nel quartiere di Marunouchi vicino al Palazzo Imperiale, ed ancora oggi ha l'aspetto che aveva cent'anni fa.
2. Teikoku Hotel / Imperial Hotel: un prestigioso hotel tuttora esistente (seppur con una struttura diversa e poi ampliato), costruito vicino al Palazzo Imperiale. Nel 1919 l'hotel originario bruciò proprio mentre il celebre architetto Frank Llyoyd Wright ne stava facendo costruire degli ampliamenti, e riaprì alcuni mesi più tardi.


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